GENOVA una città che può sorprenderti ad ogni passo

PRIMO WEEKEND FORMATIVO “GENOVA… ALLA SCOPERTA DI UNA CITTA’ PIU’ STRANA CHE BELLA “?

Il nostro secondo anno di formazione del Master in Travel Coaching è iniziato con una meta inconsueta ed
inaspettata: Genova. Genova per me negli anni è sempre stata solo una sosta veloce, un punto di partenza per partire alla visita di altri parti di Liguria. Mi incuriosisce la scelta di Ilaria: dare il là al nostro secondo anno di formazione proprio da qui! Vivo questa scelta come un’opportunità, una meta da scoprire che molto probabilmente non avrei mai scelto di visitare se non fosse stata inserita tra le mete dei nostri sei magici week end formativi.
Non appena Ilaria ci ha detto che sarebbe stata la nostra meta mi si sono allertate le “antenne” alla ricerca
di un libro che mi facesse “annusare “dalle sue pagine lo spirito e l’energia della città in attesa di visitarla.

Ho scelto un volume impegnativo – Aldo Padovano – Il Giro di Genova in 501 luoghi – la città come non l’avete mai vista.

L’autore è uno storico, scrittore, regista straordinario e originario di Genova e quindi grande conoscitore dei caruggi. È un libro ricco di suggestioni e di curiosità ma soprattutto è un libro che fa esclamare “Ma Dai!!!”, o almeno a io l’ho pensato più volte mentre “bighellonavo” tra le sue pagine durante il mio viaggio in treno Roma/Genova ….

E come sarebbe per te provare a leggere una guida o visitare un luogo in modalità “Ma Dai?”.

Genova e questo libro mi hanno regalato un nuovo modo di approcciarmi al luogo: il perdersi, il gironzolare e il vagabondare per le strade della città lasciandosi sorprendere e assaporandone l’essenza senza
programmi e senza aspettative …. Allo stesso modo è stato divertente sfogliare le pagine del libro e fermarsi a leggere in maniera approfondita la storia del titolo evocativo.

Come sarebbe per te provare a leggere una guida o visitare un luogo in modalità “Ma Dai?”. Una modalità che in cui ti permetti di esplorare il mondo con quel misto di mancanza di aspettativa e di apertura alle infinite possibilità che ci posso venire incontro mentre svoltiamo l’angolo di un palazzo o sorprendendoci da una intuizione o da una suggestione che può arrivare sfogliando le pagina di un libro.

Cosa accadrebbe se ci lasciassimo catturare da una frase e/o dal titolo di un capitolo, e cogliere nella narrazione qualcosa che parla anche di te, che ti incuriosisce e ti invita ad un incontro con il luogo?

“Questa insolita e “colta” lettura invita a una scoperta e una riscoperta di Genova anche per chi Genova la conosce a chi ogni giorno cammina per le sue strade e che ora potrà farlo magari nei fine settimana con questa guida in mano. La città antica, il porto, il centro, le alture, la Val Bisagno, il Levante, il Ponente, la Valpolcevera; Aldo Padovano, accompagna il lettore sulla Promenade, la domenica pomeriggio o al tramonto. Verso le case in stile liberty, e poi di colpo tra caruggi e piazzette poco più grandi di un foulard. Catturati e resi per sempre poesia nelle canzoni di Fabrizio De André. Vico dei caprettari e la sua barberia San Siro, la prima cattedrale San Carlo e la madonna della fortuna La stazione Genova Principe e il monumento a Colombo I magazzini del cotone La Sala Sivori: dalla musica al cinema L’ex ristorante San Pietro alla foce Il parco urbano delle mura Boccadasse tra barche, gatti e cantautori…. “

Così ho provato ad approcciarmi a questo libro e leggendolo ho scoperto una strana abitudine dei Genovesi: ricorrere “al trasloco degli arredi urbani”.

Si incontra questo curioso fenomeno nel racconto della “sirena” di piazza Soziglia: “ La fontana doveva essere completata nella parte terminale da una sirena scolpita in marmo da Gian Giacomo Paracca di Valsolda., Piazza Soziglia all’epoca più che dal popolo era frequentata dai nobili ai quali all’epoca più che dal popolo era frequentata dai nobili ai quali non garbava che nel luogo del loro passaggio si levassero continuamente spruzzi e men che meno sopportavano l’andirivieni del popolino intento ad attingere l’acqua. Per cercare di ovviare a tale inconveniente il 16 luglio fu pubblicato un proclama secondo cui era vietato servirsi dell’acqua della fontana “per lavar panni, bagnar vasi o caratelli, verdure, abbeverarvi animali, ecc”. Nel 1589 – poiché l’acqua continuava ad allargare la piazza disturbando anche l’attività delle botteghe circostanti – fu deliberato di vendere la Sirena e trasferire il “barchile” nell’attigua piazza Lavagna, allora dalle dimensioni molto più ristrette dell’attuale.

La statua della sirena era sparita da tempo nessuno se ne preoccupava. Viene data dunque facoltà al Lomellini
di rintracciarla o di farne fare un’altra. La sirena non fu più ritrovata, e così si dovette sostituirla con una nuova statua”.
Ma come fa notare Aldo Padovano i traslochi di arredi urbani in questa città vanno ben oltre le fontane …: “non vorrei ripetermi, ma devo registrare in città un ennesimo “trasloco” da un luogo all’altro di uno degli elementi di quello che oggi viene definito nel gergo “architettese”, “arredo urbano”. … Spesso, nel descrivere i luoghi di questa città abbiamo sottolineato il fatto che le fontane, i portali e financo le porte delle cinte murarie sono state costrette a traslocare in altre zone per nuove esigenze urbanistiche.

Ma che una che una chiesa sia stata ricostruita se non con le stesse pietre, ma assolutamente identica a qualche chilometro dal sito originario, è veramente insolito. È capitato alla Nostra Signora del Rimedio, oggi in
piazza Alimonda”.

Leggendo che in questa città, tutto è in movimento, che tutto può essere mutato, trasformato e che tornando nella stessa piazza potresti non trovare lo stesso paesaggio urbano....

Che suggestioni ti arrivano?

Ti senti spaesato dal mutamento, dalla perdita di punti di riferimento o sei divertito e incuriosito?

Che ne dici, ti va di disegnare una mappa seguendo gli spostamenti dei pezzi di arredi urbani?

Se andassi in giro per la città, unendo i puntini dei monumenti e delle piazze alla ricerca degli “arredi erranti “, si mostrerebbe un disegno?

E se sì, quale? Cosa dice di te questa mappa simbolica.

Questo percorso insolito, un giro attraverso 501 luoghi, è rivolto anche a chi Genova la vive e la conosce.
Visitandola in modalità “Ma Dai” si può anche incontrare “Genova e la sua “grande bellezza”: i colori, le luci, le suggestioni e la storia, i suoi vicoli così vivi e pulsanti. Genova e le sue anime: una città di mare, di cultura, arte e innovazione, unica e autentica. Il turismo nella città ligure aumenta di anno in anno, e i luoghi da scoprire sono molti e spesso poco conosciuti”.

Il nostro weekend formativo in Travel Coaching ci ha portato a incontrare le diverse anime di questo luogo….

L’anima orgogliosa e battagliera di questo popolo che così parla al visitatore in prima persona – lo ammoniva circa le sue intenzioni. Questa iscrizione si trova su una lapide attergata a una delle due torri di Porta Soprana: “Nel nome di Dio Onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo. Amen/Sono difesa da uomini, circondata da mirabili mura/e con il mio valore scaccio lontano i dardi nemici. / se porti pace, puoi toccare pure queste porte, /se mi muovi guerra, triste e battuto ti ritirerai. /il Meridione e il Ponente, il Settentrione e l’Oriente sanno/su quali enormi moti di guerra io Genova ho sostenuta vittoriosa.”;

lo spirito pittoresco e bohemien di Bocadasse: “questo antico borgo di pescatori, questa profonda e naturale insenatura è posta al termine orientale di corso Italia, la lunga e tortuosa passeggiata carreggiabile che si snoda dalla foce del torrente Bisagno ai confini del quartiere di Sturla. … Bocadasse conserva ancora quasi completamente intatte le sue caratteristiche originarie: le pittoresche abitazioni, il porticciolo, la spiaggetta, le barche e financo gli abitanti, una comunità variegata ma piuttosto compatta, che si tramanda di generazione in generazione le proprie abitudini: il sole, i gatti, la pesca, l’ozio.

l’ingegno innovativo dell’’ascensore di Montegalletto: “Nel 1929, per collegare rapidamente la stazione ferroviaria di Principe con il quartiere che si era sviluppato attorno alla parte superiore di Montegalletto, si decise di realizzare un ascensore pubblico che, superando un dislivello di 70 metri, permettesse in pochi minuti di arrivare a destinazione. Era necessario percorrere un tunnel sotterraneo di circa 300 metri per raggiungere le ……è il risultato dell’originale combinazione di una funicolare con un ascensore. 

Le due cabine hanno una partenza simultanea: quando la prima, iniziando la sua corsa dall’ingresso di Principe, percorre la galleria orizzontalmente, la seconda comincia la discesa da corso Dogali; le cabine si incontrano alla base della cavità: quella che arriva dall’alto diventa di fatto una funicolare e continua il suo percorso in piano verso
l’uscita. Quella in salita, posizionata sul piano dell’ascensore., è sollevata verso la stazione a monte

lo sguardo benevolo di una divinità protettrice, simbolo della città, la lanterna: “Guardavo, nella notte, ad occidente, il grande lume palpitante della Torre di Capo di Faro; il lume che ha, pur nella regolarità isocroma del suo lampeggiamento, qualcosa di così misteriosamente umano. Un lampo bianco, poi un buio breve;
come un occhio che vi si abbassino sopra le ciglia… così descriveva nel 1953 il faro della Lanterna di Genova lo scrittore e giornalista genovese Giovanni Ansaldo. Questa torre alta 76 metri (raggiunge i 7, compreso lo scoglio su cui poggia) è dal 1128, l’anno della sua costruzione, il simbolo della città. Il poeta dialettale del secolo scorso Edoardo Firpo paragonava la luce della Lanterna a un altro corpo celeste

Quando là sulla marina/batte la luna piena/e tutto brilla il mare/e verso Capo Mele/bianche si vedono le vele/ come se ci fosse il sole, /quella lanterna rigida/ inutile vi pare/. Ma non è così quando, / buio come in bocca al lupo, /urlano i marosi e le raffiche…/ Ecco che allora diventa/Accesa più che il sole, /una divinità…”

il Museo delle culture, ideato e costruito dal capitano Enrico Albertis che viaggiando per mare e per terra tra Otto e Novecento, il capitano ha racchiuso il mondo nella sua dimora” il suo castello testimonia il fascino che i mondi lontani da lui visitati hanno esercitato sul suo spirito, impregnato di “genovesità” e amore per il mare e altrettanta curiosità verso l’ignoto e l’intentato”. Così esortava Il Capitano Enrico Alberto D’Albertis : “Oh giovani italiani, che avete salute, tempo e denaro, viaggiate, viaggiate, viaggiate senza aspettare l’età della prudenza forzata, dagli acciacchi e dal rimpianto”.

Visitare Genova con questa modalità, ci invita a sorprenderci ed a scoprire Una città incantevole al primo sguardo e che sorprende ad ogni visita. Un viaggio nei luoghi più magici e rappresentativi che ci potrebbe permettere di scoprire le nostre voci interne !!

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