In Viaggio con Giulia Comba: Dalla Performance all’Amore – parte 2

PRE SCRIPTUM TRAVEL COACHING

Siamo in viaggio. Nel ciclo del Travel Coaching ci troviamo nel momento della mobilizzazione delle risorse che ci porterà a sperimentare al meglio la fase del “Contatto” nel viaggio. Stiamo vivendo un primo approccio al nostro obiettivo, siamo in ascolto di noi stessi, delle nostre motivazioni. Entriamo in punta di piedi in nuovi luoghi, fuori e dentro di noi. Quali stimoli ci danno in relazione all’obiettivo che ci siamo posti? Quali emozioni scatenano e queste emozioni come ci fanno sentire? Cosa stai scoprendo di inaspettato? Cosa ti meraviglia? Nel nostro caso specifico: quando ti scopri in performance? E dove puoi spostare la tua attenzione per trovare l’amore nei luoghi, nelle azioni, dentro di te? [Foto di copertina di Matteo Baronti Pixabay]

Preparazione e improvvisazione: 2 facce dello stesso viaggio

Hai presente quando Indiana Jones nei suoi film intraprende un pericoloso percorso e poi si fa sempre più pericoloso ma non può tornare indietro e deve “buttarsi” con fede?

Ecco io mi sento così. Sono nel bel mezzo di un "guado".

Non posso più tornare indietro e c’è ancora un bel pezzo di “strada” da fare prima di arrivare alla meta. Sto parlando della gara a cui mi sono iscritta circa un mese fa: un triathlon (vedi l’antefatto nella puntata 1), quindi nuoto, bici e corsa. La “taglia” è quella più piccola, si chiama SPRINT e consta di 750 mt di nuoto, 20km in bici e 5 km di corsa. 

La parte più instintiva del mio cervello, che ricorda distanze più grandi percorse nel 2019 come la maratona (42,195 km), ha l’abitudine a correre 10 km senza problemi e sembra non preoccuparsi della sfida. Ma la mia corteccia pre-frontale, la parte più razionale, sa bene che dopo 3 anni di poco allenamento il fisico non è più abituato nemmeno alle distanze minime come 5 km a piedi. 

Il lato positivo dell’abitudine è che si radica nelle nostre fibre. Così come è difficile da perdere e abbastanza facile da riprendere. Quindi, capito il meccanismo, dipende da noi giocare a favore questa dinamica per perdere cattive abitudini e riprenderne di buone.

CI SONO ABITUDINI CHE TI FANNO STARE BENE E CHE SENTI DI AVER PERSO?
COSA PUOI FARE PER RIATTIVARLE?

Insomma mi devo allenare.

Ricordi il mantra dei miei viaggi: “Dalla performance all’amore”. Questo allenamento lo voglio fare con amore, non con performance. 

Cosa può voler dire?

Sono arrivata a comprendere che è una questione di attenzione.

Dove pongo la mia attenzione?

  • Sul fatto di non essere abbastanza allenata?
  • Sul fatto di permettermi di realizzare un sogno?
  • Sul fatto che potrei non farcela in gara?
  • Sul fatto che tutto ciò che faccio per avvicinarmi al sogno, anche se poco, mi rende migliore?
 

Cerco di porre l’attenzione ad ogni piccola conquista, ad ogni piccolo miglioramento.

Ti faccio un esempio: qualche settimana fa sono uscita con la bici da corsa ufficiale che non usavo da un po’ di tempo. Naturalmente arrivata alla salita mi sono resa conto che i cambi non erano stati manutenuti e facevano fatica a scattare. Cavoli…

Cosa fare? Torno indietro? Mi faccio venire a prendere? 

 

Nel Travel Coaching diciamo sempre “Stai in quel che c’è”.

E allora mi sono detta: “Vai con questo rapporto (di cambio) fino a quando lo sforzo e sostenibile, fai un po’ di strada e poi vedrai il da farsi”. Così ho fatto e mentre faticavo un po’ di più del normale, mi è tornato in mente una manovra che ho visto fare a amici ciclisti esperti. Mi sono fermata, ho girato la bicicletta a gambe in sù e piano piano sono riuscita a sbloccare parzialmente il cambio.

Restare nella performance, significa voler ottenere il massimo possibile da noi stessi. Se non ci riusciamo, siamo portati anche a rinunciare del tutto, invece di provare a ricavare un buon risultato o portare a casa una parte di risultato.

“Un viaggio in Travel Coaching ha come obiettivo non quello di compiere imprese eroiche ma di vivere l’Eroe che è in te. Viverlo così intensamente da scoprire che per esserlo non c’è bisogno di fare, bensì di rallentare, viver con quello che c’è e non con quello che dovrebbe esserci”.

(Tratto da “Travel Coaching” di Ilaria Vigo, pag. 93).

QUALI SONO I PICCOLI PASSI CHE ACCENDONO L’EROE CHE È IN TE?

Un altro aspetto essenziale del viaggio è la preparazione.

Valigia? Prenotazioni? Meteo? Trasporti? Io sono una persona 50% e 50%. Mi piace risolvere in partenza alcuni aspetti del viaggio e lasciare al caso e alla scoperta gli altri. Mi piace sapere più o meno quanto ci metterò ad arrivare, con quale mezzo andrò, prenotare per tempo le cose essenziali (aereo, albergo o meglio airbnb) e lasciarmi ispirare al momento per il cibo, per cosa visitare e quanto tempo trascorrere nei luoghi.

Nel caso del Triathlon ho fatto così. Andrò li il giorno prima della gara, giornata in cui si svolgerà la stessa gara, ma in versione più lunga (l’Olimpico). Questo mi permetterà di osservare gli altri, capire il percorso, vedere la zona cambio (dove si passa dal nuoto alla bici e dalla bici alla corsa) per far sì che la logistica della gara sia il più fluida possibile e io possa concentrarmi sullo sport e sul godermi “il viaggio”.

QUALI ASPETTI DEL TUO LAVORO, DELLA TUA VITA, DEL TUO VIAGGIO PUOI PIANIFICARE IN ANTICIPO PER AVERE LIBERI ENERGIA E PENSIERI?

A proposito di energia e pensieri non ti ho ancora parlato di un elemento essenziale nello sport e nella vita: la motivazione!

Forse ti sarà arrivata la domanda… “Ma chi te lo fa fare”?

E’ arrivata anche a me. Più e più volte.

Sopratutto quando alla sera invece di cenare parto per andare in piscina. Oppure quando penso alla gara e al trovarmi insieme a super top atleti con fisici pazzeschi e attrezzatura di ultimissima generazione.

Sigh… Si, ma chi me lo ha fatto fare?

Me lo ha fatto fare proprio la curiosità nel vedere se riesco a superarmi. Se riesco a fare qualcosa di nuovo, qualcosa che mi attrae e che mi sembra quasi irraggiungibile. Credo che si possa parlare proprio di motivazione. Quel motivo che ti porta all’azione, per restare sulla composizione della parola.

E la motivazione è estrinseca: ciò che ottieni esternamente come l’approvazione e l’ammirazione degli altri, un fisico migliore, una medaglia, un diploma appeso al muro.

E anche intrinseca: il piacere di superarti, di fare qualcosa di diverso, di fare qualcosa solo per te, di segnare un momento della tua vita con qualcosa di speciale, il piacere di migliorarti, di essere felici di sé stessi.

Sapere cosa ci motiva sia dall’esterno che dall’interno è importantissimo, per poter muovere dentro di noi le leve giuste che ci danno piacere ed energia.

TU SAI COSA TI MOTIVA VERAMENTE?

Al momento non ho ancora tutto pronto.

Ho ancora da pensare e preparare il cibo pre e durante la gara. La meteo sarà importante perchè andare in bici con freddo o pioggia è ben diverso che con sole o vento. 

Le prove nei cambi sono essenziali. Togliersi la muta per salire sulla bici, è, a detta di tutti, una delle difficoltà più grandi del Triathlon. Mi vedete in casa ad entrare nella vasca con la muta e poi trovare la miglior sequenza per non restare bloccata nel neoprene, simil camicia di forza?

Ma ho ancora un po’ di tempo e comunque sono in mezzo al “guado” e non posso tornare indietro, quindi come Indiana Jones, ci metto la fede e faccio…

un altro piccolo passo verso l’amore, con un po’ di preparazione e un po’ di improvvisazione.

DA QUESTO RACCONTO QUAL È IL PICCOLO PROSSIMO PASSO CHE TI PUÒ AIUTARE A TROVARE LA TUA MOTIVAZIONE?

“Quella qui sopra è una Mappa Mentale secondo il metodo di Tony Buzan, mio maestro. Serve per darti un indice visuale delle parti dell’articolo e anche per ricordare con più facilità quello che ti racconto. E’ un metodo che sfrutta l’intelligenza visuale, spaziale ed emozionale del nostro cervello. E’ una mappa per questo nostro piccolo viaggio insieme”.

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